lunedì 24 gennaio 2011

L'album dei ricordi di Phil Collins (Going Back )

But thinking young and growing older it's no sin...
(Andare avanti negli anni, continuando a pensare da giovani non è un peccato...)

"Going Back" - Dusty Springfield


Arrivato ormai ai 60 anni, di cui gli ultimi 40 di enormi successi (debbo dire che la produzione da solista di questo artista, quella del periodo post Genesis, non mi ha mai convinto), uno come Phil Collins si permette di tornare indietro nel tempo e ricordare la musica che lo faceva vibrare da giovane.
Ovviamente le star come lui possono permettersi di rivivere certi ricordi, interpretandoli e incidendoli in un disco come quello pubblicato a settembre 2010: "Going back".
Prontamente ribattezzato da molti "Going Black", questo lavoro è per l'appunto un grande tributo a veri e propri classici della musica "nera", soul e R&B, anche se non tutti originariamente interpretati da artisti di colore (il brano di chiusura, che ha dato il titolo a questa raccolta, è stato portato al successo dalla biondissima cantante inglese Dusty Springfield).
La maggior parte dei brani di questo CD è comunque tratta dalla produzione della Motown, mitica etichetta di musica "nera" della quale ho già avuto modo di parlare nel blog. A tal propostito è da sottolineare la presenza, tra musicisti che hanno partecipato a questo progetto, di tre componenti dei "Funk Brothers", la spina dorsale musicale di moltissima della produzione dell'epoca d'oro della gloriosa casa discografica.

Nel reinterpretare queste canzoni, il grande Phil ha dichiarato di voler fare un disco vecchio, non uno nuovo. Se si esclude la title track, riarrangiata, le canzoni sono praticamente identiche alle versioni originali, forse anche in questo modo ha voluto rivivere i momenti magici della sua adolescenza, dei quali questa musica è stata la colonna sonora.
A me questo disco vecchio è piaciuto, è una bella carrellata di brani di vari artisti: da "Papa was a rolling stone" dei Temptations, a "Uptight" di Stevie Wonder, a "Love is like a heat wave" di Martha and the vandellas e ancora canzoni di interpreti come Smokey Robinson, The Supremes e Four Tops, nomi più che rappresentativi nel genere soul.

Ecco il video di "Going Back", il brano che ha dato il titolo a questo CD dell'ex batterista dei leggendari Genesis, una canzone che mi ha sempre trasmesso grandi emozioni, anche perché sotto lo pseudonimo di Larry Lurex è stata reinterpretata da un giovane Freddie Mercury un bel po' di anni fa.

sabato 1 gennaio 2011

Buon 2011

Ho scelto dedicare il primo post di quest'anno alla canzone "The Miracle" dei Queen, tratta dall'album omonimo.

Due motivi mi hanno portato a fare questa scelta:
1) il contenuto positivo della canzone, che parla di miracoli e ne parla dicendo che il miracolo è in tutte le cose che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, nelle grandi meraviglie del mondo, come nei più piccoli aspetti della quotidianità; una canzone che parla anche di speranza e di pace;
2) il video di questa canzone (basta cliccare più in basso per vederlo) nel quale i quattro grandissimi tornano miracolosamente bambini. Forse è quello che dovremmo fare un po' tutti, iniziare questo nuovo anno con la freschezza, la vitalità e l'ottimismo dell'età più spensierata.

Buon anno a tutti, nella speranza di riuscire ad avere ognuno il suo miracolo.

lunedì 13 dicembre 2010

Il Mel Brooks del pop, Weird Al Yankovic

Adoro i film di Mel Brooks, lo trovo geniale soprattutto nelle sue parodie di film famosi. "Frankenstein Junior", "Robin Hood, un uomo in calzamaglia", "Mezzogiorno e mezzo di fuoco", etc. tutti film veramente divertenti, perché rileggono in chiave comica l'originale. La parodia (ovviamente se ben fatta) funziona, ed ha il suo effetto dirompente soprattutto se chi la vede conosce molto bene l'originale.
Mel Brooks in questo genere è sempre stato un grande, proprio perché ha unito le sue capacità di creare situazioni grottesche alla scelta dei soggetti, molto conosciuti (i vari "Frankenstein", "Robin Hood, il principe dei ladri", "Mezzogiorno di fuoco", etc.).

Avevo poco più di dieci anni quando (nel momento boom della moda dei video musicali) scoprii la parodia di "Beat it" di Michael Jackson (un pezzo che sta sul disco dei record "Thriller"), un video veramente forte, intitolato "Eat it" (che vuol dire 'mangialo', l'originale "Beat it" significa 'scappa/ dattela a gambe') la cui musica era identica all'originale, mentre il testo e il video erano assolutamente caricaturali (una canzone che parla di duri, di bulli da strada, trasformata in una che parla di pietanze di tutti i tipi...). Weird Al Yankovic era il creatore di questa cosa geniale!
Anni dopo il buon Michael Jackson si è beccato un'altra bella parodia, sempre dal medesimo autore, la sua "Bad" è diventata anch'essa gastronomica: "Fat" (di nuovo dai cattivi ai golosi...) e poi ne sono seguite tante altre, da quella di "Like a virgin" di Madonna, divenuta "Like a surgeon" ad "American idiot" dei Green day, trasformata in "Canadian Idiot". Sono tutte belle, tutte da vedere e sentire!

La più bella parodia di Yankovic però, secondo me, è "Bob", il remake di "Subterranean homesick blues" di Bob Dylan (con il video famoso in cui l'artista mostra i cartelli scritti). Questa parodia è composta tutta di frasi palindrome (cioè che possono essere lette partendo dall'inizio alla fine e viceversa, rimanendo identiche), leggibilissime grazie ai cartelli.

venerdì 29 ottobre 2010

Santana tra passato e futuro

"Guitar Heaven", il nuovo lavoro di Carlos Santana, è una di quelle cose senza tempo, buone per tutte le stagioni; un disco che celebra il passato e guarda al futuro. Il grande musicista messicano ci riporta indietro nel tempo, sia per i brani prescelti (veri e propri classici, dagli anni 60 agli anni 90), sia perché ci sono duetti con mostri sacri (Ray Manzarek dei Doors... Joe Cocker...) che, come il grande Carlos, di quel glorioso passato hanno scritto pagine importanti. Il futuro sta nella formula già collaudata a partire dal disco "Supernatural", dove il Santana musicista ispirato diviene anche mecenate, scopritore di nuovi talenti e musicisti non troppo noti al grande pubblico, che in questo lavoro si alternano a personaggi più famosi (i già citati Manzarek, Joe Cocker e anche gente come Chris Cornell).

Tra il passato e il futuro c'è il presente, c'è la voglia di suonare di un grande interprete, che si diverte ancora a strapazzare la sei corde e a deliziarci, stavolta rileggendo brani di altri artisti (Doors, Hendrix, Beatles, Stones, Cream, etc.). Una scelta di canzoni importanti, per questo "paradiso della chitarra", brani che in pochi hanno il coraggio di reinterpretare: dai più lenti e di atmosfera come la hendrixiana "Little Wing" o "While my guitar gently weeps" dei Beatles, ai più hard rock come il classico dei classici "Smoke on the water" dei Deep Purple o "Whole lotta love" dei Led Zeppelin o ancora "Back in black" degli AC / DC.
La formula 100% cover ricorda un po' altre produzioni analoghe, concepite sicuramente anche con un occhio al mercato (mi tornano alla mente, tra i tanti dischi di cover, "Through the looking glass" dei Toto, che ha due brani in comune con quest'ultima produzione di Santana e "Inspiration" di Malmsteen); in ogni caso questo per me è un CD che merita di essere ascoltato.

Questa è "Sunshine of your love" dei Cream, con la voce di Rob Thomas.


venerdì 8 ottobre 2010

70 anni fa nasceva John Lennon

Il 9 ottobre del 1940 nasceva a Liverpool John Lennon (John Winston Lennon). Oggi, 9 ottobre 2010, avrebbe compiuto 70 anni. Purtroppo la sua vita è finita a soli 40, interrotta bruscamente dal gesto di un folle assassino, l'8 dicembre del 1980 a New York.
Credo che John sia stato uno dei personaggi più significativi del XX secolo, come storico membro del gruppo musicale che più di tutti ha lasciato il segno nella cultura popolare, come musicista, poeta, artista e uomo di cultura; un eroe della classe operaia (un "Working class hero", come quello della sua canzone), un uomo che esprimeva le sue idee, che aveva cose da dire, e con la sua arte le diceva in modo sublime.
Chissà che settantenne sarebbe stato oggi il povero John e chissà quanta arte ci avrebbe ancora regalato.

Mi piace ricordarlo con una canzone dolcissima, scritta per il suo secondo figlio Sean (nato dall'unione con Yoko Ono): "Beautiful Boy". In questa canzone, che è un autentico discorso rivolto a suo figlio, c'è un grandissimo insegnamento sul senso della vita: "life is what happens to you while you're busy making other plans" (la vita è quello che ti accade mentre stai facendo altri progetti).

lunedì 20 settembre 2010

Jimi Hendrix e la sua eredità

Ultimamente mi sono soffermato a pensare su quanto Jimi Hendrix sia presente in un sacco di personaggi del mondo della musica. Non ho le allucinazioni, mi riferisco al modo di vestire, alla pettinatura, all'atteggiamento di moltissimi artisti sia del passato che attuali. Senza sconfinare nel jazz (Miles Davis dopo aver conosciuto Jimi ha buttato via i vestiti eleganti e le cravatte per abiti meno classici e molto più colorati, per non parlare delle acconciature....), basta dare un'occhiata al "look" di un po' di protagonisti della musica pop venuti dopo di lui, per cogliere quanto sia visibile nella loro immagine l'ispirazione Hendrixiana. Far parte di un "movimento" (questo non solo nella nella musica), significa anche identificarsi in un canone, in un modello, in qualcuno/qualcosa. Nel Rock dei "seventies" erano tutti capelloni, nei drammatici (musicalmente parlando) anni '80 andavano tutti in giro con pettinature e spalline improponibili e successivamente abbiamo visto un sacco di altri fenomeni, come il look "hip hop", il metallaro, etc. Il rock e il pop sono anche immagine e identificazione con alcuni modelli. Jimi è, proprio in virtù di questo discorso, rappresentativo anche in quanto modello di immagine.

(da sinistra nella foto: Philip Lynott dei Thin Lizzy, Prince, Lenny Kravitz, Ben Harper, Max Gazzè)

Parlare di Jimi musicalmente non è facile come parlare del suo look, e si rischia di unirsi al coro nel dire che lui è una pietra miliare, come i Beatles, come Elvis, come pochi altri, e che dopo di lui la musica non è stata più la stessa. Tantissimi artisti (Freddie Mercury solo per citarne uno) sono cresciuti musicalmente ascoltando Hendrix, i chitarristi, anche suoi contemporanei (come Pete Townsend, Eric Clapton, Jeff Beck, etc.), non sarebbero stati gli stessi senza la sua musica e dopo la sua morte, decine di personaggi hanno cercato di conquistarsi l'appellativo di suo erede. Frank Marino, ad esempio, un chitarrista veramente forte, dopo un brutto incidente ha cominciato a dire che era la sua reincarnazione (un musicista dotato, ispirato, bravo dal vivo, però la botta in testa l'aveva presa...).

Il modo di suonare la chitarra di Jimi è ancora oggi come le statue dell'Isola di Pasqua, tutti sanno dov'è, tutti lo possono studiare, ma c'è qualcosa di grandioso e di inafferrabile che ancora oggi non si può comprendere e forse non si comprenderà mai. La sua musica suona attuale, fresca e spontanea (quello che la musica di oggi non è più). I suoi live sono disarmanti, perché si sente il ritmo, il feeling, l'istinto che gli fa graffiare le note con l'aggressività di un predatore. E allora se ispirarsi al suo look è facile, lo è molto meno raccoglierne l'eredità musicale. Questa è "Voodoo Chile (Slight Return)" tratta da una trasmissione UK del 1969.

 

mercoledì 28 luglio 2010

Liberarsi di un grande successo (David Bowie)

Rita Hayworth, la bellissima attrice degli anni '40 diventata un mito nel film "Gilda", Sean Connery il memorabile primo James Bond e Christopher Reeve, il più celebre superman cinematografico, sono tre esempi di artisti imprigionati nei personaggi che li hanno portati al grande successo.
Dopo il film omonimo la Hayworth è diventata Gilda per tutto il mondo e non è mai riuscita a liberarsi del tutto di questo ruolo, Connery ha fatto moltissime altre cose ma rimane per tutti James Bond e il povero Reeve ha fatto forse qualche altro film ma sarà sempre ricordato per essere stato Superman.
I grandi successi a volte rischiano di intrappolare gli artisti e di limitarne le evoluzioni successive.

David Bowie è diventato la leggenda vivente che è oggi, perché ha avuto la forza di sopprimere il suo più grande successo, il personaggio di Ziggy Stardust, protagonista del concept album "The raise and the fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars" (1972).
Ziggy Stardust, l'alter ego di Bowie nel disco e negli innumerevoli show dei primi anni '70, è una giovane rockstar di successo e fragile, un personaggio esplosivo e problematico allo stesso tempo (un po' come il suo creatore).
La saga di Ziggy e della sua band è raccontata in questo splendido album pseudo-fantascentifico (un po' sulla scia del grande successo di Space Oddity, di qualche anno prima), che è una carrellata di grandi successi, costruiti in diverse salse musicali: le ballate come "Starman", il rock n' roll di "Ziggy Stardust" o "Suffragette City" e l'atmosfera glam di pezzi come "Moonage Daydream".
Un successo assoluto, decine di show sold out... fino all'ultimo, del 1973, in cui Bowie annuncia la definitiva morte di Ziggy per andare coraggiosamente avanti.

Ziggy è morto, nel 1973, ma questo disco rimane nella storia. Un album assolutamente da ascoltare, il frutto dell'estro di un grande artista.
L'edizione rimasterizzata in CD contiene alcune bonus tracks, incisioni non inserite nel disco tra le quali spiccano altri brani grandiosi come "Velvet Goldmine" (da cui l'omonimo film) e "John I'm Only Dancing".

Ecco un filmato live, dove si vede Bowie alias Ziggy nella splendida "Starman". Guardate questa specie di rockettaro, un po' punk, un po' hippie, un po' extraterrestre, che crea atmosfere magiche con la sua musica.

 
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