La TV per me è il migliore dei sonniferi, la uso per dormire, da anni, perché trasmettono un sacco di cose inutili, brutte e sensa senso, oppure programmi di servizio come i TG, le previsioni del tempo o ancora trasmissioni di sottofondo che ti fanno compagnia, come i documentari, che guardi con un occhio mentre con l'altro fai altre cose.
Stasera ho acceso la TV e ho visto qualcosa di bello, non ho cambiato canale neanche durante la pubblicità. Su RAI2 hanno trasmesso un bel concerto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, il duo che da un po' ha ricominciato a fare concerti insieme, 30 anni dopo il tour del 1978 che ha poi originato il sensazionale disco "Banana Republic".
Ho visto due artisti che non suonano per fare le star, non ne hanno bisogno, sembrano due seduti in salotto che cantano per gli amici, due che ridono, sbagliano anche qualche nota mentre rileggono, reinterpretano i loro successi e non hanno paura di emozionarsi mentre emozionano il pubblico.
Lucio al piano e Francesco alla chitarra ci hanno fatto riascoltare vecchi e nuovi arrangiamenti di "Rimmel", "Tutta la vita", "Viva l'Italia", "Caruso", etc. che dire? Varrà la pena andarli a vedere in concerto, visto che ci sarà un tour e chissà, questo tour ci farà ricordare che in Italia negli anni '60 e '70 abbiamo avuto una generazione di artisti, una scuola di cantautori che forse non ha eguali in nessun altra parte del globo.
Per una sera dico grazie alla TV, oltre che a quei due...
lunedì 22 marzo 2010
A volte uno torna a vedere la TV - Dalla e De Gregori
martedì 9 febbraio 2010
Su la maschera! (Kiss)
I Kis
s sono uno di quei fenomeni del Rock in cui l'immagine ha avuto tanta importanza quanto l'aspetto musicale. Le loro maschere, o meglio il loro face painting, e i loro costumi hanno fatto epoca, con un seguito di pubblico grandissimo (una vera e propria Kiss mania esplosa, con tanto di merchandising di ogni genere, a partire dalla seconda metà degli anni 70).
Il demone (Gene Simmons), il figlio delle stelle (Paul Stanley), l'uomo gatto (Peter Criss) e l'uomo dello spazio (Ace Frehley) sono stati la prima versione di un poker di personaggi mascherati (diventati persino un fumetto della Marvel, lo vedete nell'immagine a lato) che ha visto negli anni qualche aggiornamento (la volpe Eric Carr ha sostituito per un periodo l'uomo gatto e il guerriero egizio "Ankh Warrior" Vinnie Vincent, prese il posto dell'uomo dello spazio, anche lui temporaneamente). Da metà anni '80 hanno provato in più di un'occasione a "gettare la maschera", ma la cosa non è stata produttiva. Negli anni 2000 sono ancora in giro per il mondo (attualmente solo con Gene Simmons e Paul Stanley del quartetto originale) con i loro costumi sempre più esagerati!
s sono uno di quei fenomeni del Rock in cui l'immagine ha avuto tanta importanza quanto l'aspetto musicale. Le loro maschere, o meglio il loro face painting, e i loro costumi hanno fatto epoca, con un seguito di pubblico grandissimo (una vera e propria Kiss mania esplosa, con tanto di merchandising di ogni genere, a partire dalla seconda metà degli anni 70).I loro concerti sono un po' come le rappresentazioni del Rocky Horror Picture Show, con il senso di appartenenza dei fans (compresi quelli mascherati allo stesso modo) e con i rituali che non possono essere disattesi (tipo il demone che sgorga sangue dalla bocca o che sputa fuoco).
Quello che mi piace sottolineare è che al di là dell'aspetto teatrale, dietro un sacco di fumo, c'è anche tanta sostanza. E' vero, i Kiss sono sempre stati un fenomeno da baraccone, ma ascoltate dischi come "Dressed to kill" (1975), "Destroyer" (1976) o anche il celeberrimo "Dynasty" (1979) dove c'è la super conosciuta "I was made for loving you": sono album da sentire a tutto volume, e se uno si scorda dello show e dei costumi e sente la musica, beh c'è tanto sano rock da ascoltare, canzoni con ritmi forti, riff robusti e persino stupende ballate.
I Kiss sono il circo, l'espressione estrema del glam, il cartone animato; ma sono così autenticamente falsi da essere mille volte meglio di tanti falsamente veri che ci sono oggi nella musica pop.
Un grande classico dei Kiss "Sure know something" tratto da "Alive IV", doppio live con la Melbourne Symphony Orchestra... e sono tutti in stile Kiss, ma proprio tutti!
venerdì 1 gennaio 2010
Un grande 2010? Ci vuole ... Poco
Follow your dreams - Poco
There are images around us, in everything we see
Some are real and some are fantasy
To the one who sees his vision, to the child who lives his dreams
You're the one to decide what you're gonna be
(chorus) So give it your best, and don't worry about what some may say
Follow your dreams, it's really all that you can do
Give it your best, and remember that life is what you choose
Follow your dreams, and do what you love to do
There are places you'll remember, and times you may recall
Faces that refresh your memory
May the thoughts that you will picture, help you come to see
That you're the one to decide what you're gonna be
(chorus)
So give it your best, and don't worry about what some may say
Follow your dreams, it's really all that you can do
And give it your best, and remember that life is what you choose
Go on, follow your dreams and do it, follow your dreams and do it
Follow your dreams, and do what you love to do, what you love to do
Per augurare un buon 2010 a tutti ho scelto una bella canzone dei Poco, che si intitola "Segui i tuoi sogni". Questo brano di uno dei gruppi storici del country-rock, parlando nel linguaggio più semplice, ci spinge verso riflessioni molto profonde; soprattutto due per quanto mi riguarda: la prima è che siamo noi che decidiamo di essere quello che saremo, la seconda è che la nostra vita dipende dalle nostre scelte. Non decidere è anch'esso una decisione... e non scegliere è anch'esso una scelta, insomma la vita è in larga parte quello che noi facciamo con le nostre stesse mani.
Quello che auspico è che il 2010 sia l'anno in cui saremo capaci di prendere decisioni e di fare le scelte importanti per la nostra vita.
(questa è "Follow your dreams", non so chi sia questo bellissimo bambino, ma mi è piaciuto così tanto che ho scelto questo video, non potevo trovare di meglio per l'inizio di un nuovo anno).
There are images around us, in everything we see
Some are real and some are fantasy
To the one who sees his vision, to the child who lives his dreams
You're the one to decide what you're gonna be
(chorus) So give it your best, and don't worry about what some may say
Follow your dreams, it's really all that you can do
Give it your best, and remember that life is what you choose
Follow your dreams, and do what you love to do
There are places you'll remember, and times you may recall
Faces that refresh your memory
May the thoughts that you will picture, help you come to see
That you're the one to decide what you're gonna be
(chorus)
So give it your best, and don't worry about what some may say
Follow your dreams, it's really all that you can do
And give it your best, and remember that life is what you choose
Go on, follow your dreams and do it, follow your dreams and do it
Follow your dreams, and do what you love to do, what you love to do
Per augurare un buon 2010 a tutti ho scelto una bella canzone dei Poco, che si intitola "Segui i tuoi sogni". Questo brano di uno dei gruppi storici del country-rock, parlando nel linguaggio più semplice, ci spinge verso riflessioni molto profonde; soprattutto due per quanto mi riguarda: la prima è che siamo noi che decidiamo di essere quello che saremo, la seconda è che la nostra vita dipende dalle nostre scelte. Non decidere è anch'esso una decisione... e non scegliere è anch'esso una scelta, insomma la vita è in larga parte quello che noi facciamo con le nostre stesse mani.
Quello che auspico è che il 2010 sia l'anno in cui saremo capaci di prendere decisioni e di fare le scelte importanti per la nostra vita.
(questa è "Follow your dreams", non so chi sia questo bellissimo bambino, ma mi è piaciuto così tanto che ho scelto questo video, non potevo trovare di meglio per l'inizio di un nuovo anno).
sabato 12 dicembre 2009
Storie stonate - viaggio tra le leggende metropolitane della musica
Si sente parlare da tempo di fatti strani, come i cuccioli di coccodrillo gettati nel gabinetto che crescono e popolano le fogne di New York o di cose ancor più classiche tipo il mostro di Loch Ness.
Storie strane (anche molto strane), le cosiddette leggende metropolitane, hanno il potere di diffondersi tra la gente in modo "virale" e quanto più raggiungono ampia diffusione tanto più diventano vere nel sentito comune (consultate il sito leggendemetropolitane.net per approfondire il tema).
La musica POP, è appunto POPolare, cioè ampiamente diffusa tra la gente comune, come diffusi sono aneddoti e storie, per lo più strani, attribuiti a molti protagonisti della scena musicale. Tra questi protagonisti ci sono molti personaggi del rock, genere che nel suo DNA ha la ribellione, la trasgressione ed è sempre stato interpretato da personaggi eccessivi o quantomeno particolari.
Chi non conosce la storia della presunta morte di Paul McCartney sostituito da un sosia? Credo sia ormai un classico, come il mostro di Loch Ness, e chi non ha sentito parlare degli avvistamenti di personaggi come Elvis o Jim Morrison successivamente alla loro morte? Ci sono generi musicali ed artisti che rappresentano indubbiamente un terreno fertile per la crescita rigogliosa di queste leggende.
Per chi fosse interessato a queste cose, c'è il libro "Storie Stonate" di Fabio Caironi, una bellissima rassegna di 50 leggende metropolitane sul mondo della musica. Per la maggior parte si tratta di storie che risalgono a qualche decennio or sono, quando la musica aveva personaggi che, nel bene e nel male, si facevano notare (pensiamo a gente come Ozzy Osbourne, Jimi Hendrix, i Kiss, i Rolling Stones, gli Who, etc...).
Ogni vicenda esposta nel libro, viene analizzata e ben contestualizzata dall'autore, con dovizia di particolari (comprese le diverse versioni della leggenda diffuse) e riferimenti a fatti, luoghi e persone presenti, ed è successivamente ricondotta a un'analisi più razionale. L'editore non a caso è Avverbi, la casa editrice il cui motto è "Dalla parte della ragione".
Consiglio a tutti questo libro (si può acquistare qui), una lettura veramente piacevole oltre che un viaggio nei casi più clamorosi di cui si parla da tempo nel mondo della musica.
domenica 8 novembre 2009
Musica di celluloide
Tra i miei libri preferiti ce n'è uno che fa divulgazione in modo molto particolare: "Cuori e denari" di Giorgio Ruffolo che, attraverso le biografie di dodici grandi economisti, illustra i principi dell'economia in modo semplice quanto piacevole.
Penso che i film che parlano delle biografie dei personaggi della musica abbiano lo stesso effetto, perché favoriscono l'avvicinamento alla produzione musicale di alcuni artisti, proprio attraverso il racconto delle loro vite.
A tal proposito mi tornano in mente gli ultimi film che ho visto di questo genere: "Quando l'amore brucia l'anima" (2005) e "Ray" (2004), biografie di Johnny Cash e di Ray Charles, due film bellissimi.
Come non ricordare poi, la biografia di Jim Morrison (e in parte dei Doors) portata sul grande schermo da Oliver Stone? ("The Doors" del 1991), quella di Jerry Lee Lewis "Great Balls of Fire" (1989), o quella di Ritchie Valens (il messicano arrivato al successo nell'America degli anni '50 e scomparso prematuramente in un incidente aereo insieme ad altri due cantanti: Buddy Holly e Big Bopper), raccontata ne "La Bamba" (1987) e ancora "Sid e Nancy" (1986), la storia di Sid Vicious dei Sex Pistols...
La musica deve molto al cinema secondo me, anche quella classica, pensiamo a film come "Amadeus" (1984), sulla vita di Mozart. Chissà quante persone hanno scoperto e iniziato ad ascoltare la musica di grandi artisti grazie a quei film "biografici", che sono una delle strade principali per arrivare a conoscere la buona musica (visto che le radio ormai trasmettono soltanto roba "di consumo"...).
Anche film non direttamente legati alla biografia di un artista possono avere lo stesso effetto, pensiamo a "Maledetto il giorno che t'ho incontrato" di Verdone (che è tutto incentrato sulla figura di Jimi Hendrix), a "Mississipi adventure" (titolo originale "Crossroads", un filmetto "on the road" di non grandissimo valore cinematografico, che ha il merito di portare al grande pubblico la figura del padre del blues Robert Johnson) o al vecchissimo "La città del jazz" (titolo originale "New Orleans", 1947), nel quale i protagonisti interpretano praticamente se stessi e sono Louis Armstrong, Billie Holiday e Woody Herman...
La musica è espressione dell'artista e della sua vita e il cinema ci aiuta a capire il percorso da cui le melodie e le parole, che hanno affascinato milioni di persone, sono arrivate.
Le vite di certi artisti sono talvolta più avventurose del più coraggioso dei copioni cinematografici, e certe pellicole ce lo hanno dimostrato. La storia di Jerry Lee Lewis, quella di Johnny Cash o quella di Ray Charles superano la fantasia di qualunque scrittore e si prestano molto a un adattamento cinematografico (si tratta di personaggi di successo e ricchi, ma che spesso hanno conosciuto la malattia, la discriminazione, la droga...).
Questo è Dennis Quaid che interpreta Jerry Lee Lewis in "Great Balls of Fire".
Penso che i film che parlano delle biografie dei personaggi della musica abbiano lo stesso effetto, perché favoriscono l'avvicinamento alla produzione musicale di alcuni artisti, proprio attraverso il racconto delle loro vite.
A tal proposito mi tornano in mente gli ultimi film che ho visto di questo genere: "Quando l'amore brucia l'anima" (2005) e "Ray" (2004), biografie di Johnny Cash e di Ray Charles, due film bellissimi.
Come non ricordare poi, la biografia di Jim Morrison (e in parte dei Doors) portata sul grande schermo da Oliver Stone? ("The Doors" del 1991), quella di Jerry Lee Lewis "Great Balls of Fire" (1989), o quella di Ritchie Valens (il messicano arrivato al successo nell'America degli anni '50 e scomparso prematuramente in un incidente aereo insieme ad altri due cantanti: Buddy Holly e Big Bopper), raccontata ne "La Bamba" (1987) e ancora "Sid e Nancy" (1986), la storia di Sid Vicious dei Sex Pistols...
La musica deve molto al cinema secondo me, anche quella classica, pensiamo a film come "Amadeus" (1984), sulla vita di Mozart. Chissà quante persone hanno scoperto e iniziato ad ascoltare la musica di grandi artisti grazie a quei film "biografici", che sono una delle strade principali per arrivare a conoscere la buona musica (visto che le radio ormai trasmettono soltanto roba "di consumo"...).
Anche film non direttamente legati alla biografia di un artista possono avere lo stesso effetto, pensiamo a "Maledetto il giorno che t'ho incontrato" di Verdone (che è tutto incentrato sulla figura di Jimi Hendrix), a "Mississipi adventure" (titolo originale "Crossroads", un filmetto "on the road" di non grandissimo valore cinematografico, che ha il merito di portare al grande pubblico la figura del padre del blues Robert Johnson) o al vecchissimo "La città del jazz" (titolo originale "New Orleans", 1947), nel quale i protagonisti interpretano praticamente se stessi e sono Louis Armstrong, Billie Holiday e Woody Herman...
La musica è espressione dell'artista e della sua vita e il cinema ci aiuta a capire il percorso da cui le melodie e le parole, che hanno affascinato milioni di persone, sono arrivate.
Le vite di certi artisti sono talvolta più avventurose del più coraggioso dei copioni cinematografici, e certe pellicole ce lo hanno dimostrato. La storia di Jerry Lee Lewis, quella di Johnny Cash o quella di Ray Charles superano la fantasia di qualunque scrittore e si prestano molto a un adattamento cinematografico (si tratta di personaggi di successo e ricchi, ma che spesso hanno conosciuto la malattia, la discriminazione, la droga...).
Questo è Dennis Quaid che interpreta Jerry Lee Lewis in "Great Balls of Fire".
venerdì 9 ottobre 2009
Queen... e non aggiungo altro
Da dove comincio? forse dalle TV private. Ero piccolissimo quando vidi per la prima volta certi strani filmati in televisione, vedevo gente che suonava e uno che cantava con la maglietta di Flash Gordon... quella musica mi prendeva, la sonorità della chitarra suonata da quel capellone era magnetica... che emozione rivederlo quel filmato, l'ho ritrovato su Youtube.
Un pezzo d'infanzia, ricordi di un bambino che vedeva quella roba ed altre cose anche più inquietanti (filmati che in età adulta ho identificato; uno ad esempio era un brano del film "Tommy", opera Rock degli Who). Quanto tempo... quanta musica è risuonata dentro 'ste orecchie, e se questa musica è stata il rock è stato anche per colpa degli incontri ravvicinati del terzo tipo con certi personaggi strani, che non erano proprio le cose che si vedevano sulla TV dei ragazzi (ormai preistoria...).
Non è facile per me parlare dei Queen, dei ricordi televisivi di cui ho già scritto, delle emozioni che provo sempre quando ascolto Bohemian Rhapsody, Brighton Rock, Radio Ga-Ga o le più recenti "These are the days of our lives" (struggente) e "The show must go on" (la prima volta che l'ho sentita mi sono chiesto perché Freddie avesse scritto quella specie di testamento...).
Che dire dei Queen? Che Farrokh Bulsara (Freddie Mercury) era uno dei più grandi showmen mai apparsi sulla terra, dotato di una voce ed una presenza scenica uniche? Che Brian May è uno dei pochi chitarristi che riconosci alla quarta nota che suona? (si contano sulla punta delle dita... Hendrix, Gilmour e pochi altri)...
Sui Queen ci sarebbe da dire troppo, come su tutti i grandi, ma alla fine si rischia di dire sempre poco. Mi limiterò a dire che i Queen da "Queen I" al disco di addio di Freddie "Innuendo" (1991, un disco che è il testamento musicale di questo grande artista, un lavoro di una intensità, profondità e tristezza difficilmente eguagliabili), sono stati almeno 4 gruppi diversi, pur continuando ad essere sempre loro.
Escludendo "Innuendo" (oltre che le raccolte e i live), che per me rimane un discorso a parte, questi sono i "periodi" in cui divido la produzione dei Queen:
Vi propongo un piccolo sondaggio che ricalca quanto detto sopra, quali sono i Queen che preferite?
Un pezzo d'infanzia, ricordi di un bambino che vedeva quella roba ed altre cose anche più inquietanti (filmati che in età adulta ho identificato; uno ad esempio era un brano del film "Tommy", opera Rock degli Who). Quanto tempo... quanta musica è risuonata dentro 'ste orecchie, e se questa musica è stata il rock è stato anche per colpa degli incontri ravvicinati del terzo tipo con certi personaggi strani, che non erano proprio le cose che si vedevano sulla TV dei ragazzi (ormai preistoria...).
Non è facile per me parlare dei Queen, dei ricordi televisivi di cui ho già scritto, delle emozioni che provo sempre quando ascolto Bohemian Rhapsody, Brighton Rock, Radio Ga-Ga o le più recenti "These are the days of our lives" (struggente) e "The show must go on" (la prima volta che l'ho sentita mi sono chiesto perché Freddie avesse scritto quella specie di testamento...).
Che dire dei Queen? Che Farrokh Bulsara (Freddie Mercury) era uno dei più grandi showmen mai apparsi sulla terra, dotato di una voce ed una presenza scenica uniche? Che Brian May è uno dei pochi chitarristi che riconosci alla quarta nota che suona? (si contano sulla punta delle dita... Hendrix, Gilmour e pochi altri)...
Sui Queen ci sarebbe da dire troppo, come su tutti i grandi, ma alla fine si rischia di dire sempre poco. Mi limiterò a dire che i Queen da "Queen I" al disco di addio di Freddie "Innuendo" (1991, un disco che è il testamento musicale di questo grande artista, un lavoro di una intensità, profondità e tristezza difficilmente eguagliabili), sono stati almeno 4 gruppi diversi, pur continuando ad essere sempre loro.
Escludendo "Innuendo" (oltre che le raccolte e i live), che per me rimane un discorso a parte, questi sono i "periodi" in cui divido la produzione dei Queen:
- gli inizi, innovativi e glam ("Queen", "Queen II", "Sheer Heart Attack")
- gli anni del fenomeno Queen ("A Night at The Opera", "A Day at The Races", "News of the world", "Jazz")
- il passaggio dai '70 agli '80 ("The Game", "Flash Gordon", "Hot Space")
- gli anni '80 ("The Works", "A Kind of Magic", "The Miracle")
Vi propongo un piccolo sondaggio che ricalca quanto detto sopra, quali sono i Queen che preferite?
mercoledì 9 settembre 2009
Il rock e l'insegnamento efficace: "School of Rock"
Settembre... tempo di scuola... mi torna in mente una signora, conosciuta tempo fa, che era letteralmente esausta, perché costretta a fare l'una di notte ed alzarsi alle 5 del mattino per aiutare suo figlio (classe prima media) a studiare. La situazione di quel ragazzino era quella di tutti i suoi compagni di scuola (le mamme di quella classe stavano per andare tutte insieme dal preside a chiedere il perché di una così forte pressione sui ragazzi), costretti a stare ore sui libri o a fare decine di esercizi come compiti per casa...
Avendo concluso che forse non il problema non era nelle capacità del figlio, questa mamma si stava ponendo due domande di una semplicità e di una saggezza disarmanti:
1) è solo la quantità di nozioni/pagine/esercizi che aiuta i ragazzi ad apprendere?
2) si impara ancora in classe con le spiegazioni, e si consolida l'apprendimento casa facendo i compiti, o qualcosa è cambiato nella scuola...?
Penso che insegnare, soprattutto ai giovani, sia una grandissima responsabilità ed un lavoro molto impegnativo, sennò degli insegnanti non ci sarebbe bisogno. Se i libri fossero solo contenuti da immagazzinare, da soli sarebbero più che sufficienti...
No no... non sto fuori tema, sto sempre nel mio blog musicale. L'incontro descritto poc'anzi mi ha fatto tornare alla mente un film tutt'altro che serio, anzi comico, che facendo ridere mostra alcuni "ingredienti" che non dovrebbero mancare ad un buon insegnante.
Il film è "School of rock" (del 2003; ringrazierò sempre Daniele, un mio amico, per avermelo fatto scoprire), con il bravissimo Jack Black che interpreta un chitarrista, cacciato da una band, che per rimediare i soldi dell'affitto finge di essere il supplente in una scuola elementare... e inizia ad insegnare la sua materia, il Rock!
Il film è una simpatica sequenza di citazioni, luoghi comuni, vizi e stranezze del rock (soprattutto di quello anni '70) che oltre a far sorridere e a far ascoltare un sacco di musica bellissima, fa riflettere su molte cose.
Il personaggio, nella sua comicità, rappresenta tutta la passione (per ciò che si insegna) che caratterizza gli insegnanti bravi e fa vedere che la didattica non è solo "spiegare" i libri ma anche
- esemplificare
- far sperimentare
- far vedere ed ascoltare
- rappresentare le connessioni tra vari fenomeni
insomma guardatevi questi spezzoni di un film veramente imperdibile, dal punto di vista musicale ma non solo!
Avendo concluso che forse non il problema non era nelle capacità del figlio, questa mamma si stava ponendo due domande di una semplicità e di una saggezza disarmanti:
1) è solo la quantità di nozioni/pagine/esercizi che aiuta i ragazzi ad apprendere?
2) si impara ancora in classe con le spiegazioni, e si consolida l'apprendimento casa facendo i compiti, o qualcosa è cambiato nella scuola...?
Penso che insegnare, soprattutto ai giovani, sia una grandissima responsabilità ed un lavoro molto impegnativo, sennò degli insegnanti non ci sarebbe bisogno. Se i libri fossero solo contenuti da immagazzinare, da soli sarebbero più che sufficienti...
No no... non sto fuori tema, sto sempre nel mio blog musicale. L'incontro descritto poc'anzi mi ha fatto tornare alla mente un film tutt'altro che serio, anzi comico, che facendo ridere mostra alcuni "ingredienti" che non dovrebbero mancare ad un buon insegnante.
Il film è "School of rock" (del 2003; ringrazierò sempre Daniele, un mio amico, per avermelo fatto scoprire), con il bravissimo Jack Black che interpreta un chitarrista, cacciato da una band, che per rimediare i soldi dell'affitto finge di essere il supplente in una scuola elementare... e inizia ad insegnare la sua materia, il Rock!
Il film è una simpatica sequenza di citazioni, luoghi comuni, vizi e stranezze del rock (soprattutto di quello anni '70) che oltre a far sorridere e a far ascoltare un sacco di musica bellissima, fa riflettere su molte cose.
Il personaggio, nella sua comicità, rappresenta tutta la passione (per ciò che si insegna) che caratterizza gli insegnanti bravi e fa vedere che la didattica non è solo "spiegare" i libri ma anche
- esemplificare
- far sperimentare
- far vedere ed ascoltare
- rappresentare le connessioni tra vari fenomeni
insomma guardatevi questi spezzoni di un film veramente imperdibile, dal punto di vista musicale ma non solo!
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